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Nel tempo che fu, quando solitamente i nobili erano ricchi e i ricchi erano nobili, dimostravano buon gusto nello scegliersi un sito su cui costruire una villa. I Cumano – nobili o meno che fossero – lo confermano: costruirono la loro villa in un lembo di paradiso, su un “ermo colle” a metà strada tra Belluno e Feltre: così diedero al colle il loro nome, Col Cumano. Di lì si domina la Valbelluna; la vista spazia dai monti dell’Alpago al massiccio del Grappa; guardando a Nord si osservano i primi contrafforti delle Dolomiti; a Sud si delineano le prealpi venete, mentre lo sguardo si posa sui ridenti borghi di là del Piave: là i raggi del tramonto sembrano passare l’evidenziatore sui bastioni del Castello di Zumelle, l’unico lasciato in piedi dalla Serenissima, quando all’inizio del Quattrocento assoggettò a sé il territorio bellunese.

Nel sottostante paese di Santa Giustina si discute se i Cumano fossero davvero di sangue blu; essi comunque ne erano convinti, visto che sulla porta di casa apposero la targhetta in ottone: «Fam. nob. Cumano». Qualcuno ricorda l’ultima superstite, che ancor abitava la casa negli anni Settanta del secolo scorso; altri ricordano l’ultimo mezzadro, che a buon diritto fece valere il suo titolo di comodato anche di fronte al Vescovo, quand’egli mise mano al complesso edilizio di cui era entrato in possesso.

Negli anni Settanta infatti, ciò che restava della villa, delle colonie e della corte venne in possesso dell’allora parroco di Santa Giustina, che progettava di farne una casa di riposo. Non se ne fece nulla, finché mons. Maffeo Ducoli, allora vescovo delle diocesi di Belluno e Feltre (divise fino al 1986), volle farne un Centro di spiritualità, dedicato a Papa Luciani.

Nel 1978 la piccola diocesi distesa tra le Dolomiti aveva avuto l’onore di donare alla Chiesa un Papa, anche se soltanto per poco più di un mese: Albino Luciani, succeduto a Paolo VI nell’agosto del 1978 con il nome di Giovanni Paolo I. A lui venne dedicato questo Centro: non un monumento, ma un luogo di formazione, di catechesi, di spiritualità, assecondando l’indole di Luciani, che aveva scelto come progetto di vita l’umiltà e che papa Benedetto XVI definì “impareggiabile catechista”. Ora la Chiesa lo dice venerabile, in attesa che venga riconosciuto il miracolo che lo porterà agli onori degli altari: solo allora nella cappella del Centro verrà finalmente posta un’immagine dell’eponimo.

I lavori di ristrutturazione degli immobili iniziarono nel 1979: con attenzione “filologica”, l’ing. Mirko Minella volle rispettare tutte le caratteristiche linee architettoniche dei fabbricati rurali, salvando anche i due pozzi che al tempo assicuravano l’autonomia idrica del complesso. Nel fienile si ricavò una capiente sala per conferenze, la fucina del maniscalco divenne sala da pranzo, e via dicendo: le camere, altre sale per conferenze, una cappella e l’ala per i preti e le religiose. La stalla divenne… la chiesa: e nessuno ne inorridisca, visto che nostro Signore venne alla luce in un identico alloggio. Al 14 giugno 1982 il cronista annota la prima attività del Centro. Il 22 settembre 1984 l’opera venne ufficialmente inaugurata alla presenza del card. Marco Cé, Patriarca di Venezia e metropolita. Poi il Centro venne ampliato fino al 1988, quando il 16 luglio venne visitato da papa Giovanni Paolo II, che nel capiente teatro all’aperto incontrò un migliaio di giovani bellunesi e sulla verde spianata una folla di quindicimila fedeli.

Oggi tutto il colle dei Cumano è proprietà del Centro Papa Luciani: un’oasi di verde e tranquillità per chi vuole stare in silenzio, mentre lo sguardo continua a spaziare sulla Valbelluna o ad alzare «gli occhi verso i monti», le prime guglie dolomitiche, sapendo che «l’aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e la terra».

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