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Il secondo Papa bellunese

Albino Luciani nacque il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale, oggi Canale d’Agordo. Venne eletto papa con il nome di Giovanni Paolo I il 26 agosto 1978. Morì il 28 settembre, dopo un breve ma intenso ponticato. La sua vita è stata narrata in molte pubblicazioni: qui rimandiamo al sito ufficiale della diocesi. Prima di lui ci fu un altro papa bellunese, Mauro Alberto Cappellari, nato a Belluno nel 1765, poi Gregorio XVI, papa dal 1831 al 1846.

I primi gesti del pontificato di papa Luciani fecero cogliere il tratto originale di uno stile pastorale, improntato a uno spirito di semplicità evangelica: il suo modello era san Gregorio Magno, che imitò nelle quattro udienze generali del mercoledì, sempre adeguando il suo discorso all’uditorio. Lasciò un solco nella storia della catechesi, parlando delle tre virtù teologali – fede, speranza e carità – ma facendo precedere alle tre udienze il suo programma di vita: l’umiltà. Era il valore che sentiva specifico del cristianesimo, in cui si è discepoli di quel Maestro che dice: «imparate da me, che sono mite e umile».

Giovanni Paolo I non può essere ricordato solo per la brevità del pontificato o per i sospetti da letteratura noire, che qualche abile pubblicista ha ricamato senza uno straccio di prova o indizio. Prima del settembre 1978 ci sono 65 anni, cioè la vita di un uomo di Dio, che fin da bambino orientò la sua esistenza al servizio nella Chiesa con impegno eroico. Proprio la causa di canonizzazione ha illuminato i più significativi passaggi di questo percorso: la dirittura con cui affrontò il tracollo finanziario della sua diocesi, trascinata nel baratro dagli azzardi finanziari di due collaboratori; la partecipazione discreta ma efficace al Concilio; la sua ricerca sulla paternità responsabile e la lealtà dimostrata al dettato di Humanae vitae; l’attenzione al mondo del lavoro e alle tensioni sindacali degli anni Sessanta e Settanta.

La causa di canonizzazione

Subito dopo la repentina morte del Papa, pervennero al vescovo di Belluno mons. Ducoli, da ogni parte del mondo, richieste per l’introduzione della causa di canonizzazione. Nel mentre – con iniziativa che partiva dai fedeli – si avviava una raccolta di firme che interessò a livello internazionale diversi Paesi, tra i quali la Svizzera, la Francia, il Canada e gli Stati Uniti: sono state contate duecentomila firme.

Il 9 giugno 1990, dopo la visita “ad limina”, venne presentata a Giovanni Paolo II la petizione dell’intera Conferenza Episcopale del Brasile, con la firma di 226 vescovi, per l’introduzione della Causa. Ma nulla si mosse finché, durante l’episcopato di mons. Vincenzo Savio, nel 2002-2003, si poté avviare l’Inchiesta diocesana sull’eroicità della vita e delle virtù e sulla fama di santità di Giovanni Paolo I. Il vescovo chiese al vicariato di Roma, sede naturale per competenza, il consenso per l’introduzione del processo nella diocesi di Belluno-Feltre.

Il 23 novembre 2003, a 25 anni dalla morte di Giovanni Paolo I, nella cattedrale di Belluno si tenne la sessione inaugurale dell’Inchiesta diocesana, presieduta dal vescovo Savio, ormai segnato dalla malattia che lo porterà alla morte. Il 10 novembre 2006, mons. Andrich, successore di Savio, chiuse l’inchiesta diocesana; ma dovette seguire un’inchiesta diocesana suppletiva per integrare la precedente ricerca storica. Si avviò poi la redazione della Positio, del dossier che riassume gli atti processuali. Vennero acquisite anche le deposizioni extraprocessuali di ventun testimoni: tra di esse ha assoluto rilievo storico la testimonianza del Papa emerito Benedetto XVI, rilasciata il 26 giugno 2015, primo caso nella storia delle cause di canonizzazione.

Il 17 ottobre 2016 la Positio venne depositata presso la Congregazione per le Cause dei Santi. Il 7 novembre 2017 la sessione ordinaria dei cardinali e vescovi diede voto positivo unanime per il riconoscimento delle virtù eroiche di Giovanni Paolo I. L’indomani papa Francesco autorizzò la pubblicazione del decreto riguardante le sue virtù eroiche. Così “don Albino” – come ancora lo chiamano quanti lo hanno conosciuto – diveniva Venerabile: la Chiesa ha ufficialmente riconosciuto che papa Luciani «ha seguito più da vicino l’esempio di Cristo con l’esercizio eroico della virtù […] e, pertanto può essere proposto alla devozione e all’imitazione dei fratelli». In attesa del riconoscimento di un miracolo che può aprire la strada alla beatificazione.

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