In memoria di don Francesco

Pubblicato giorno 10 ottobre 2020 - In home page, NEWS

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In una notte di agosto di 10 anni fa, don Francesco Cassol veniva strappato alla vita. Un gruppo di amici lo ha voluto ricordare il 10 ottobre, celebrando l’Eucaristia in suo suffragio nel bosco di Col Cumano, nei pressi del Centro Papa Luciani, dove don Francesco è stato per 15 anni – dal 1983 al 1998 – animatore e guida. La celebrazione intendeva essere una sorta di restituzione di quella singolare “chiesa boschiva”, rimessa in sesto nel corso dell’ultima estate dagli adulti del Masci e poi dai ragazzi delle parrocchie di Mas-Peron, Sospirolo, Gron, Roe, Bribano e Sedico. È stata soprattutto un momento di fede e di amicizia, di preghiera intensa, tanto più necessaria in questo momento in cui la pandemia riattiva la preoccupazione di tutti.

Nell’omelia don Davide, attuale direttore del Centro, ha chiesto: «Che immagine abbiamo di Dio?». Prendendo sul serio la pagina evangelica del giorno, ha ricordato che «siamo autorizzati a immaginarlo come un padrone di casa che prepara una festa». Non solo la festa della vita eterna, ma anche la festa di questa vita. Ad essa non ci presentiamo in giacca e cravatta per essere a posto, perché Dio sa che ci ha chiamati all’improvviso dai crocicchi delle strade; ci presentiamo «rivestiti di Cristo», che è l’unico vestito adatto per la sua festa di nozze.

Dopo la celebrazione, quasi un piccolo pellegrinaggio, il passaggio presso l’edicola mariana, innalzata davanti alla “Quercia del centenario“, che venne piantata il 9 settembre 2007 dagli scout di tutta la provincia. La “preghiera di abbandono” di Charles de Foucauld, santo caro a don Francesco, ha dato il tono di un ricordo mesto e sofferto, ma fiducioso in Dio. Infine il canto “Madonna degli scout“, con una strofa che sembra ritagliata per questi mesi: «…nel volto di chi soffre facci trovar Gesù. Allor ci fermeremo le piaghe a medicar e il pianto di chi è solo sapremo consolar».

Un piccolo segno di questa celebrazione resterà nel fusto dell’altare in pietra su cui è stata celebrata la Messa. Vi è stato cementata una teca di vetro, contenente una manciata di terra raccolta da suor Manuela Accamilesi nei pressi di Altamura, laddove il 22 agosto 2010 don Francesco ha pronunciato il suo supremo: «Padre mio, mi abbandono a te».

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