Educare alla fede in tempo di Covid

Pubblicato giorno 19 settembre 2020 - In home page, NEWS

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Un cambio di segno in un’espressione matematica, che rovescia il risultato: è quanto propone il vescovo Renato Marangoni per la catechesi nel periodo successivo al Covid. Una catechesi, certo, che è da settembre munita di linee orientative per i percorsi educativi con i minori, promulgate con l’autorità della Conferenza episcopale italiana (https://giuridico.chiesacattolica.it/linee-orientative-per-la-ripresa-della-catechesi/), le quali instradano parroci, catechisti, animatori, su binari validi per tutti. Tuttavia, prima ancora di queste indicazioni, quella diocesana sarà una catechesi che esce modificata dal Covid e si preoccupa prima di tutto di non sprecarne l’esperienza. Tutto questo è emerso questa mattina al Centro Papa Luciani nella presentazione della proposta catechistica 2020-2021.

«Come educare alla fede in tempo di Covid?» è il titolo dell’incontro, presieduto dal Vescovo e moderato dal direttore dell’Ufficio diocesano per l’annuncio e la catechesi, don Luciano Todesco. È una domanda aperta che però, già dalla sua formulazione, prende atto del virus e delle sue conseguenze non più come di una situazione transitoria, bensì di un tempo nel quale ogni relazione e attività, quindi anche quella catechistica, va a posizionarsi con nuovi parametri per non spegnersi. Chiarito una volta per tutte – con la Chiesa italiana di «Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia» – che «solo a partire dalla buona qualità dei rapporti umani sarà possibile far risuonare nei nostri ascoltatori la buona parola del Vangelo», il Vescovo si è affidato all’icona quanto mai tradizionale, ma allo stesso tempo rivoluzionaria dell’Annunciazione per spiegare l’approccio da adottare per l’anno catechistico: «È come se l’angelo dicesse a Maria: perché non posso cominciare qualcosa di assolutamente nuovo con te? Maria ne avrebbe avuto dei motivi per dir di no dell’angelo; ma si è fidata. E così, perché le nostre parrocchie non possono cominciare qualcosa di nuovo?».

Il ritratto della catechesi diocesana, o almeno l’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi, è composto con la tavolozza della forma domestica dell’annuncio e della celebrazione, dell’iniziazione che si avvale del ritmo liturgico dell’anno, più di quello scolastico, nel segno dell’alleanza con le famiglie – e con chiunque si occupi di educazione cristiana, vale a dire l’Azione cattolica, gli Scout, le scuole paritarie – dell’inizio con la comunità e nella comunità, non escluse le più piccole, per le quali l’alleanza vorrà dire contatto con le vicine. Conseguenze immediate di questi principi saranno l’inizio delle attività con il prossimo Avvento, per quelle parrocchie che volessero dedicare questi due mesi a verificare il proprio vissuto nei mesi della quarantena: «Pensare è un lusso, serio», ha esordito don Luciano Todesco.

Con il pedale di sordina è stato affrontato il tema della catechesi per e con gli adulti, comparso all’inizio della riunione, quando «prendere gli adulti così come sono» e «non è un gioco da ragazzi» sono stati enunciati da don Todesco tra i criteri della catechesi, assieme al passaggio dalla dottrina all’annuncio, dello “zaino leggero”, del “chi va insieme va lontano”. Tra le domande sollevate dai presenti in “Sala Perotto” – altri hanno seguito in diretta sul canale diocesano YouTube – parecchie sono state dedicate a come stipulare l’alleanza con le famiglie, in particolare con quelle che intendono replicare nei propri figli l’esperienza di catechesi del passato, spesso legata solo alla ricezione dei sacramenti: come fosse una foto in un album di ricordi, per tanti la catechesi è passata dal campo della fede a quello delle belle tradizioni. «Il problema riguarda tutto l’arco sacramentale, dal battesimo alle esequie. Se viene sollevato da più parti, si potranno prendere insieme delle decisioni» comunica il Vescovo.

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