HUMILITAS - papa Luciani
sommario
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Anno XXVI - OTTOBRE 2009- n. 4

Difficoltà e speranze

#2 Vere guide in umile servizio

#3 Un cammino di speranza

#4 Nostalgia di un sorriso

#5 Gasparo Contarini

#6 Delegazione Patriarcale
S. Fosca di Torcello

#7 Da quando sono diventato vostro Vescovo
vi amo molto

#8Nel ricordo dei due Giovanni Paolo

#9 L'angolo del pellegrino

#10 L’attività culturale al Centro Papa Luciani
nei mesi di settembre e ottobre

#11Santità a portata di mano

Tempo di cambi...

Esperienza ricca ed arricchente

Il Papa del Sorriso

 

 

Difficoltà e speranze
di Albino Luciani

 
Ragazzi al centro Papa Luciani   

    Cornelia, madre dei Gracchi, richiesta dalle amiche di mostrare i suoi gioielli aspettò che venissero da scuola i suoi figli. Questi mostrò alle amiche, dicendo: «Ecco i miei gioielli». Il cardinal Giacinto Thiandoum, che ho il piacere di presentarvi come amico e fratello, non mi ha chiesto nulla.
    Ma io godo di mostrargli questa basilica riempita da catechisti specialmente giovani e gli dico: «Ecco i gioielli, le speranze della chiesa veneziana». E adesso passo a spiegare le letture, che abbiamo sentito, che voi stessi avete scelto.

1. Dalla prima (Ger 1,4ss.) si ricava questo: mandato a parlare, Geremia si sente piccolo, e Dio gli deve fare troppo coraggio: «Non temere... ti stabilisco sui popoli e sui regni». L’aiuto di Dio, però, non fa scomparire le difficoltà: infatti più tardi il profeta si lamenta: «Tu mi hai sedotto, o Signore... sono diventato oggetto di scherno continuo; tutti si beffano di me» (Ger 20,7). Non per questo, tuttavia, Geremia lascia il suo posto: «il Signore - dice - è accanto a me come un eroe forte» (Ger 20,11). Ecco subito un insegnamento per noi: avremo difficoltà, ma le supereremo con l’aiuto di Dio e l’amore alla nostra missione di catechista.

2. Quali difficoltà? Procurarci le doti necessarie. Come faremo a trasmettere la parola di Dio a fanciulli e ragazzi, se prima non amiamo Dio e i ragazzi? Come trasmettere bontà, se non si possiede bontà? Come parlare di problemi religiosi, se prima non abbiamo studiato bene la religione? Noi non possiamo ragionare come i cattolici della diocesi di Avranches. Questi avevano un vescovo molto dotto, il biblista Huet. Andando in episcopio per parlargli, spesso si sentivano dire: «Non si può; sua eccellenza sta studiando». Fu allora che scrissero al papa: «Santità, un’altra volta, fate il favore di inviarci un vescovo che abbia finito di studiare ». Ma quelli avevano capito poco: non c’è né vescovo né catechista che possa dire: «Ho finito di studiare ». C’è sempre bisogno di opportuno aggiornamento e di preparazione.

3. Altra difficoltà: ottenere la collaborazione delle famiglie, di cui il catechista è solo umile servitore. Qui i casi possono essere tre.

1) La famiglia ha coscienza che i genitori sono i primi predicatori nei confronti dei figli, che padre e madre sono, in casa, quasi vescovo e parroco. In questo caso - purtroppo non frequente - l’opera dei genitori deve integrarsi e armonizzare con quella del catechista. Mi raccomando: non si contrappongano tra loro famiglia e parrocchia, come fa qualche scrittore.

2) Caso più comune è quello dei genitori cristiani piuttosto tiepidi e poco dili- genti. Nei riguardi di costoro raccomando ai catechisti azione di incitamento e di coscientizzazione. Che i genitori prendano maggior cognizione dei doveri propri e dei diritti dei figli (su questi diritti il nostro catechismo dei bambini parla molto bene); inviino i figli al catechismo parrocchiale o di gruppo, dandogli importanza (non il catechismo dopo la lezione di inglese, di nuoto, di danza dassica, dopo le ripetizioni, ecc.); completino a casa l’opera cominciata in chiesa o in classe (buon esempio, lettura del Vangelo e preghiera comune, ascoltare insieme buone trasmissioni religiose, allontanare la stampa cattiva, introdurre la buona specialmente se adatta a fanciulli, adolescenti o giovani, che ci sia negli ambienti qualche immagine sacra, partecipare insieme alla liturgia domenicale).

3) Terzo caso è quello di famiglie, nelle quali mentalità e modo di vivere sono contrari e controproducenti per il buon risultato della catechesi. Il catechista e il suo gruppo devono qui svolgere un’opera delicatissima, cercando di neutralizzare con la massima prudenza negli alunni la suggestione dell’ambiente familiare, piantando il buon seme, sradicando la zizzania. Tengano - per quanto possibile - cortesi rapporti coi genitori: si offrano, se del caso, a condurre i fanciulli alla liturgia domenicale, guidandoli alla giusta nozione e al gusto della preghiera (pregare non è «dir preghiere», ma parlare con Dio), a qualche opera di carità, a sentire che pur la parrocchia è una famiglia. Cerchino di inserirli in ambienti giovani caldi di religiosità sana.
    La famiglia di P. Giorgio Frassati constava di persone oneste, ma piuttosto borghesi-laiciste. Il contatto del ragazzo con saggi catechisti, poi con la Fuci e le Conferenze di S. Vincenzo de’ Paoli lo aiutò moltissimo a vivere gioiosamente e con esemplare coerenza la sua vita cristiana. Tutto questo è facile scriverlo. Difficilissimo attuarlo, ma, se invocato, Dio non manca di aiutare.
    S. Agostino pregava a lungo e meditava prima di parlare: cominciando l’omelia, raccomandava agli uditori di pregare per lui per poter essere in grado di pagare il debito che aveva con essi. Ha anche scritto: il catechista «sia orante prima di essere oratore».

29.10.1977
O.O. 8,253-255

 

--- CANALE D’AGORDO ---

    Questo numero autunnale di Humilitas dà ampio spazio a Canale d’Agordo, paese natale di Albino Luciani. Vi trovi (pag. 8), a cura dell’arciprete don Mariano, una cronaca dettagliata delle celebrazioni del 26 agosto, per il 31o anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo I e per il 30o anniversario della visita di Giovanni Paolo II, “sotto una pioggia fastidiosa” – ricordò il vescovo Andrich – “che lui chiamò lacrime della montagna”.
    Puoi ancora leggervi la celebrazione a ricordo del mesto anniversario della morte, il 28 settembre. Come felicemente abbiamo potuto fare negli ultimi numeri, continua a pag. 10 la bellissima rubrica di Loris Serafini che raccoglie e ripropone a noi le più significative preghiere, scritte sull’apposito registro dai numerosi pellegrini, che da ogni parte d’Italia e dall’estero, visitano la Chiesa del piccolo centro agordino. Sono brevi ma luminose testimonianze di devozione verso il Papa dei 33 giorni e di fiducia nella sua intercessione.
     Abbiamo infine inserito in queste pagine parte di un pieghevole, curato dalla Pro loco in sinergia con il Comune e la Parrocchia, che ci aiuta a conoscere i luoghi di Papa Luciani ( “umile Pieve tra incombenti montagne”come ebbe a dire il vescovo Giuseppe, introducendo la Messa del 26 agosto) e quanto in paese si è fatto e si sta facendo per onorare la sua memoria ed accogliere degnamente i pellegrini, desideriosi di immergersi nell’ambiente che gli ha dato i natali.

Mario Carlin

 

 

ANNO SACERDOTALE
Appunti di Albino Luciani sul sacerdozio (2)

Vere guide in umile servizio

    Ai sacerdoti novelli io darò anche il calice e ungerò le loro mani con il sacro crisma. Ciò, specialmente in vista della s. Messa.
    Nell’ultima cena il Signore ha comandato: Fate altrettanto in mia memoria. Decideva, in quel momento, che, dopo la cena e la croce, egli avrebbe continuato a riprestare se stesso in un sacrificio liturgico di ogni giorno per noi al Padre: e voleva che ciò avvenisse attraverso i gesti e le parole dei sacerdoti. Sacerdote sommo, egli si sarebbe associato dei sacerdoti secondari. Il sacrificio sarebbe stato ancora quello della croce, ancora suo, ma sarebbe stato anche sacrifico della Chiesa: agli infiniti e sovrabbondanti meriti di Gesù si sarebbero aggiunti limitati meriti nostri «per completare quanto manca alle tribolazioni del Cristo» in vantaggio della chiesa (cf. Col 1,24).
   Oltre che evangelizzatori, voi sarete - dunque - anche sacrificatori e vi lascerete investire dagli stessi sentimenti di Cristo. Egli aveva continuamente lo sguardo fisso al proprio sacrifico. «Io sono il buon pastore - diceva - e offro la mia vita per le pecore... nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso» (Gv 10,14-18).
    Cinque volte, nei sinottici, preannuncia la sua passione agli apostoli: predicava, agiva, viaggiava, ma il suo sguardo puntava là: al sacrifico, che è stato il centro e il culmine della sua opera di liberazione e di salvezza. I santi sacerdoti lo imitano: la Messa è il centro del loro apostolato e della loro vita.
    Francesco di Sales, nei propositi fatti durante gli esercizi dell’ordinazione sacerdotale, ha scritto: «La mia giornata sarà tutta preparazione e ringraziamento della s. Messa da celebrare o celebrata». Ha anche scritto: la «Messa è il sole degli esercizi spirituali», «centro della religione cristiana, cuore della devozione», «anima della pietà». Queste espressioni spiegano il suo impegno, il suo proposito, il suo fervore. Come spiegare, invece, la sciatteria, la fretta, la leggerezza di sacerdoti, che celebrano rare volte, talora senza paramenti, scavalcando formule, cambiando preghiere, manomettendo lo stesso canone come essi fossero «i padroni del vapore»?
    Un brav’uomo, santolo di un certo don Giuseppe, assistendo ad una Messa strapazzata dal figlioccio, non poté trattenersi - ha scritto il Cavigioli - dal sospirare: «Povero Cristo in mano a Beppe!». Ma dopo poco quella Messa, il figlioccio morì in un incidente; e il brav’uomo, spontaneamente: «Povero Beppe in mano a Cristo». Miei cari giovani: in mezzo al popolo di Dio, voi vivrete come «fratelli tra fratelli», senza però dimenticare che del popolo siete guide spirituali. «Pascete il gregge - diceva agli anziani S. Pietro - non spadroneggiando sulle persone, ma facendovi modelli del gregge» (1 Pt 5,3). Pur di giovare ai suoi fratelli, S. Paolo è arrivato a desiderare di essere separato da Cristo (Rm 9,13), ma a guidare i fratelli non ha rinunciato mai: fu energico con i Corinzi, e al giovane Timoteo scrive: «insisti in ogni ogni occasione, ammonisci, rimprovera, esorta, vigila attentamente» (2 Tm 4,2-5).
    S. Agostino e S. Bernardo hanno riassunto tutto in una frase: praesint ut prosint: messi davanti agli altri, vescovi e preti, stiano al loro posto, davanti: se staranno lì non per i propri interessi e comodi, ma solo per il bene degli altri, nessun uomo sensato avrà a che dire. Del resto, è il sistema di Cristo. Da una parte egli afferma: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra » (Mt 28,18). Dall’altra: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (Mt 20,28).
    Ecco un bel programma sacerdotale. Vi auguro di diventare vere guide, ma in stile di umile servizio.

O.O. 7 pag. 374-75


Un cammino di speranza


Dipinto di Giuliano De Rocco     Dante, sommo poeta, uscito dal “mar crudele” dell’inferno, giunge alla montagna del purgatorio e, scrive: «Canterò di quel secondo regno / dove l’umano spirito si purga / e di salire al ciel diventa degno». È interessante il commento che Luciani ha fatto a questa seconda cantica del purgatorio. Lui che amava molto l’arte, la letteratura, la storia, sa ricavare spunti fecondi di meditazione e di edificazione per tutti. Così spiega le sette famose balze della montagna, dove le anime si purificano attraverso dure pene. Nella prima balza ci sono i SUPERBI «che in vita avevano girato a testa alta ed ora invece girano a testa bassa, rattrappiti e curvi sotto pesanti massi.
     Scolpita, quasi viva e parlante nella roccia della montagna, appare l’Annunziata nell’atto di dire umilmente all’angelo: “Ecco la serva del Signore” ». E Luciani commenta: «Essere umili significa essere semplici. Quindi: non cedere alla smania di distinguersi, di mettersi in mostra, di voler meravigliare gli altri, di far carriera sgomitando e pestando i piedi altrui». Nella seconda balza dantesca ci sono gli INVIDIOSI «seduti a due a due, appoggiandosi al monte e sostenendosi a vicenda...
   Essi non possono vedere, perché hanno gli occhi cuciti, ma sentono voci che, nell’aria, gridano moniti di carità. E la prima voce che passa volando è quella di Maria, che a Cana disse: Non hanno più vino!».
    Commenta Luciani: «Anche noi, come Maria, alle nozze di Cana, dobbiamo avere occhi aperti (non cuciti) a scoprire i bisogni dei poveri, soprattutto in questi momenti di grave crisi economica... ogni anno muoiono di fame ottanta milioni di persone». Nella terza balza del Purgatorio ci sono gli IRACONDI «che stanno dolorosamente camminando avvolti in un fumo densissimo. E vedon Maria che, in dolce atto di madre, volgendosi a Gesù fanciullo, chiede: “Figliol mio, perché tu hai fatto così?”». Il commento di Luciani: «Si tratta di un lamento dolce da sembrare una carezza.
    È un invito per noi alla dolcezza, alla sopportazione, a scoprire e sanare i contrasti che oggi travagliano il paese e la Chiesa». Nella quarta balza ci sono i PIGRONI «lumache umane, paurosi e impauriti davanti a ogni lavoro e difficoltà... ma Dante se li vede venire incontro a tutta velocità, incitandosi l’un l’altro a fare il bene, mentre due di essi gridano piangendo: Maria corse in fretta alla montagna ». Il commento: «Maria, con la sua corsa e la sua fretta, condanna ogni nostra inerzia, negligenza, oziosità, ogni indolenza e torpore». Nella quinta balza ci sono gli AVARI «avidi di ricchezze fino all’ingordigia ». E uno di loro esalta la povertà di Maria: «Povera fosti tanto/quanto veder si può per quello ospizio/dove ponesti il tuo portato santo» (in una grotta a Betlemme). Nella sesta balza ci sono i GOLOSI: «affamati ed assetati ».
    E Luciani commenta: «Anche questo è monito buono per una società sprecona che non vorrebbe privarsi di nulla». «Nell’ultima balza del Purgatorio ci sono gli IMPURI! «che cantano un inno per implorare il dono della castità». Lo cantano racchiusi in cocentissima fiamma, coloro che arsero di amore colpevole... Alla fine gridano alto: Virum non cognosco (non conosco uomo).
    Parole dette da Maria all’angelo che esprimono il suo impegno di castità perfetta e perpetua ». Luciani commenta: «Non si può negare che oggi l’immoralità dilaga in modo impressionante e che è urgente arginarla. Ma gli argini vanno eretti con la collaborazione di tutti: autorità, famiglie, scuola, stampa e mass media».
    Dante, con la sua immortale «Divina Commedia » ha voluto rappresentare il momento in cui l’anima uscita finalmente dalla prigionia del peccato, conquista la sua libertà morale e si avvia verso la penitenza e la redenzione mediante la fede.
    «In questo cammino di liberazione e redenzione - conclude Luciani - Signore devi aiutarmi».

Cesare Vazza

 


Nostalgia di un sorriso

Papa Luciani  Il 26 agosto 1978, trentun anni fa, centoundici cardinali elettori erano rinchiusi nella Cappella Sistina. Rappresentavano cinque continenti, a sottolineare l’universalità della Chiesa. Poco prima del tramonto ci fu la fumata bianca e le tende della loggia della Basilica Vaticana si schiusero, la finestra si aprì ed il mondo conobbe il nome del nuovo Pontefice: erano bastati pochi scrutini per trasformare il patriarca di Venezia, Albino Luciani, nel successore di papa Montini, con il nome di Giovanni Paolo I. Appena eletto, confessò la sua paura di fronte al grande compito per il quale si sentiva inadeguato. Arrossì davanti alla folla che in piazza San Pietro lo salutava plaudente.
    Parlò di sé in prima persona; disse “io”, abrogando il plurale maiestatis di secolare memoria (ma scontentando tanti nobili del “soglio”). Si mostrò rispettoso e umile verso i predecessori, e spiegò di aver scelto di chiamarsi Giovanni Paolo in ossequio a Giovanni XXIII, di cui venerava la memoria, e a Paolo VI, di cui ammirava la sapienza. Fra i primi atti, la rinuncia all’incoronazione, alla tiara, al trono.
    Quindi, la meteora di un pontificato durato trentatré giorni. Fermato dall’angelo della morte nella notte fra il 28 e il 29 settembre. Lo spazio di un sorriso, è stato scritto. In realtà, molto di più. Di certo, quanto bastò a segnare un mutamento di clima, specie attraverso riflessioni e discorsi illuminati da esempi fondati su fatti di vita concreta, sui suoi ricordi di famiglia e sulla saggezza popolare.
    Campione egli stesso di semplicità, trasformata in strumento di insegnamento solido e ricco, impreziosito dal dono di una memoria eccezionale e di una vasta cultura, scelse come motto lo stesso di san Carlo Borromeo, “Humilitas”, come a voler esaltare l’essenza della vita cristiana ed esaltare l’indispensabile virtù di chi, nella Chiesa, è chiamato al servizio dell’autorità. Uomo di vasta cultura e preparazione teologica, era fermissimo in materia dottrinale. Non a caso, papa Benedetto XVI ne ha di recente elogiato la sapienza, “dottrinalmente rocciosa e non priva di severità, ma sempre proposta con l’umile consapevolezza di chi sa di doverla continuamente invocare dall’alto e custodire come il bene più prezioso”. Albino Luciani coniugava tutte queste caratteristiche con l’amore per le persone e il loro destino, privilegiando l’essenzialità del messaggio evangelico con richiami alla povertà, oltre che al retto uso della proprietà privata.
    Tratti identificativi di un Papa umile, capace di rivelare lo stupore dell’evento di Cristo e di valorizzare, con parole e gesti, la bellezza del cristianesimo, lasciando ai posteri affermazioni passate alla storia, come quella del 10 settembre sulla maternità di Dio, “tanto Padre quanto Madre, chioccia che riunisce i pulcini sotto le ali. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre.
    Non vuol farci del male; vuol farci solo del bene, a tutti. I figlioli, se per caso sono malati, hanno un titolo di più per essere amati dalla mamma. E anche noi se per caso siamo malati di cattiveria, abbiamo un titolo di più per essere amati dal Signore”.
    Una figura, insomma, quella di Albino Luciani di cui oggi si sente la nostalgia, perché siamo drammaticamente incapaci di coltivare quell’umiltà che rese il Papa dei trentatré giorni capace di parlare a tutti, specialmente ai piccoli ed ai cosiddetti lontani. Inevitabile, e necessario, farne un modello di costante riferimento, emblema del luminoso Volto di Cristo.

+ Vincenzo Bertolone
Vescovo di Cassano all’Ionio (Cs)

LE GRANDI VOCAZIONI
Gasparo Contarini
- dagli scritti giovanili di Albino Luciani -

Inaugurazione della mostra permanente dedicata alla sacra sindone     Per soddisfare ai critici Credevo che gli articoletti di questa rubrica, piccoli come sono, sgusciassero intatti dalle mani dei critici. Non fu così. Prima m’han detto: «O che le scovi col lanternino quelle tue «grandi vocazioni », tutte tra alta gente titolata? Sembra che non ci siano che marchesi e signori che vengono al sacerdozio. Guarda un po’! Oggi non ce n’è manco uno!».
     Pronto, allora, io penso a vocazioni di poveri, scelgo fra cento quella dell’abate Kneipp, povero fra i poveri, e ne metto in risalto l’incredibile odissea di stenti. «Così saranno contenti!». Macché! Giusto ora mi vengono a dire: «Ma t’ha preso la fobia delle cose nostre? Sempre vocazioni tedesche, francesi, spagnole e mai italiane... ».
Ebbene; questa volta resto entro i confini non solo d’Italia, ma della stessa diocesi. Ricordo la vocazione del più grande tra i vescovi bellunesi: Gasparo Contarini. Un gentiluomo rubato Fu una vocazione unica. Cardinalato, sacerdozio, episcopato capitarono su di lui improvvisamente, senza che ci avesse mai pensato. Era una domenica del 15 maggio 1535, di sera. A Venezia si dovevano trattare grandi affari di stato ed eleggere magistrati nuovi.
    La grande sala del maggior consiglio brulicava di gentiluomini di tutte le magistrature: pregadi, provveditori, senatori, avogadori, consiglieri dogali. Precisamente al più giovane di questi consiglieri toccava per ufficio sorvegliare l’urna delle votazioni.
   Era Gasparo Contarini; ritto presso l’urna, egli aspettava serio e silenzioso. Tra pochi momenti la votazione sarebbe stata aperta. Quand’ecco, in antisala giunge un corriere straordinario da Roma e domanda di parlare col consigliere dell’urna. «Impossibile - gli rispondono i portieri - voi non potete entrare nella sala né egli uscire in questo momento. Attendete la fine della seduta». Quegli insiste. Viene fatto venire il segretario Ramusio, che conferma ciò che hanno detto i portieri: impossibile entrare! «Allora, messere, incarico voi di trasmettere al Contarini il messaggio di cui sono latore».
    Estrae un plico, lo consegna al segretario parlandogli in disparte. Il Ramusio rientra subito; serio serio si reca presso al Contarini che è sempre al suo posto, in attesa, e gli dice: «Messer Gasparo, v’ho da contare una grande novità: che siete stato eletto cardinale dal Papa!». Contarini resta attonito, muto per lo stupore, poi finalmente risponde: «Che cardinale! Io sono consigliere di Venezia». Ma la notizia è stata udita; i gentiluomini gli sono tutti attorno a congratularsi e complimentarlo. Egli ringrazia, ma balbetta che è indegno, che al cardinalato non ha mai pensato, che lo rifluterà. «Guardatevene bene - gli dice Matteo Dandolo - il Papa sa quello che fa e voi resistereste alla volontà di Dio». Poco lontano invece, Alvise Mocenigo è malcontento e brontola: «Questi preti! Ci han rubato il miglior gentiluomo della Repubblica!».
   Uomo-programma Mocenigo diceva il vero: Venezia non aveva in quel tempo personaggio più significativo del Contarini. Entrato giovanissimo nelle cariche dello stato, ambasciatore presso l’imperatore Carlo V, poi presso Clemente VII in momenti assai difficili, era noto in tutta Europa come uomo di grande senno e prudenza. Molti vedevano in lui il prossimo doge. Era nota anche la sua splendida cultura umanistica, filosofica, teologica; autore di pregiatissime opere teologico- patristiche era in relazione con i più grandi uomini d’allora.
    Ma, soprattutto, risplendeva per la bontà della vita e la purezza dei costumi. Propugnava la necessità di riformare la chiesa decaduta e voleva procedere dando esempio di vita molto seria, quasi austera. Con questi precedenti, il cardinalato faceva del suo nome una bandiera, che veniva alzata in alto e mostrata a quanti desideravano combattere per salvare la chiesa dai gravi pericoli che la minacciavano. Nessuna meraviglia che il Papa avesse pensato a lui. Vescovo a Belluno Il bello è che un tale uomo l’abbia regalato a noi conferendogli l’episcopato di Belluno (1536). Risulta che lo accettò a stento.
     Ne prese possesso nel 1537 a mezzo del fratello Tomaso. Fu tra noi nell’estate 1538, ma per breve tempo, perché il papa lo richiamò mandandolo legato in Germania e poi a Bologna, dove morì nel 1542. Ebbe per Belluno vivo affetto e simpatia. Scriveva da Roma subito dopo la sua venuta del 1538: «Vi ringraziamo tutti per l’amore così grande che ci avete dimostrato... certo, noi vi amiamo tutti come figli, non passa giorno che non ci ricordiamo di voi; quando preghiamo davanti al Signore, il primo ricordo è per voi».
    Aveva lasciato in episcopio il suo ritratto, opera del Tiziano. Ahimè! È scomparso cent’anni fa! Noi gli dovevamo un piccolo ricordo in quest’anno centenario della sua morte.

“Amici del Seminario Gregoriano”,
dicembre 1942, p. 3



Delegazione Patriarcale
S. Fosca di Torcello

Inaugurazione della mostra permanente dedicata alla sacra sindone   Il giorno della festa dell’Assunta dal Patriaca Card. Angelo Scola è stata benedetta la statua di bronzo fatta in Thailandia, per Mons. Ettore Fornezza raffigurante Albino Luciani, Patriarca di Venezia diventato Papa nel 1978 con il nome di Giovanni Paolo I.
    Il monumento, a dimensioni naturali, si trova all’esterno della Basilica di S. Maria Assunta di Torcello, in occasione dell’anniversario del millennio della costruzione.
    Il Card. Albino Luciani, negli anni del Suo ministero a Venezia, il 15 agosto si recava a Torcello per la Festa della Madonna Assunta, ora nel segno di questa statua resterà presente per sempre con la grande ammirazione delle migliaia di fedeli da tutto il mondo che gli passano davanti, ricordando la Sua dolcezza e il Suo sorriso.

La statua è stata donata dal sig. Gianmario Tagliapietre
noto ristoratore di Burano (nella foto).


Da quando sono diventato vostro Vescovo vi amo molto

Papa Luciani    Il XXXI Anniversario dell’elezione alla Cattedra di Vescovo di Roma, Sommo Pontefice della Chiesa Universale e della repentina morte di Papa Luciani, cade nei primi mesi dello speciale “Anno Sacerdotale” che il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto per commemorare in modo altamente significativo il 150o anniversario del “dies natalis” alla vita eterna di San Giovanni M. Vianney, Sacerdote, meglio conosciuto come il “Curato d’Ars”.
    Ritengo che la stretta correlazione tra gli anniversari di Giovanni Paolo I e l’“Anno Sacerdotale” vada ricercata nel discorso che Papa Luciani tenne al Clero Romano, la mattina del 7 settembre 1978, nell’Aula della Benedizione, dopo che il card. Ugo Poletti, Vicario Generale di Roma, nel suo saluto iniziale, aveva presentato al novello Papa “il volto della Diocesi” di cui era divenuto Vescovo, e in forza di questo ufficio, Pastore Supremo del gregge universale di Cristo.
    Giovanni Paolo I teneva ai Sacerdoti presenti un elevato discorso sul tema della disciplina nella vita sacerdotale, di cui indicava le componenti nel dominio delle cattive inclinazioni, nel raccoglimento e l’unione con Dio, nello spirito di servizio e nell’amore per il proprio ufficio al quale si è stati preposti.
    Papa Luciani in questo incontro con i suoi Sacerdoti diceva che questo tema intendeva affrontarlo e trattarlo “con confidenza di fratello”. Premetteva che la grande disciplina della vita sacerdotale esiste soltanto se l’osservanza esterna è frutto di convinzioni profonde e proiezione libera e gioiosa secondo cui tale disciplina consiste nella «attività di un’anima, che reagisce continuamente per dominare le sue cattive inclinazioni e per acquistare un po’ alla volta l’abitudine di giudicare e comportarsi in tutte le circostanze della vita secondo gli esempi di Gesù e le massime del Vangelo».
    Giovanni Paolo I, in questo suo intervento, poneva soprattutto l’accento sul tema del raccoglimento che deve costituire il clima adatto a tale disciplina, e faceva osservare come attorno a noi Sacerdoti c’è un continuo movimento e parlare di persone, di giornali, radio e televisione. Il Papa, di fronte a tutto ciò, notava che con misura e disciplina sacerdotale, i Preti, dovrebbero dire: «Oltre certi limiti, per me, voi non esistete; io devo prendermi un po’ di silenzio per la mia anima; mi stacco da voi per unirmi un po’ più al mio Dio». Papa Luciani proseguiva aggiungendo che oggi è desiderio di molti buoni fedeli sentire il loro sacerdote abitualmente unito a Dio.
    A tale proposito citava un passo di San Gregorio Magno in cui si sottolinea che il pastore deve cercare di farsi amare, allo scopo di farsi anche ascoltare. E da qui, Papa Luciani, passava a soffermarsi sul concetto dell’autorità come servizio dicendo testualmente: «Gesù, pastore supremo, di sé, da una parte ha detto: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Mt. 28, 19), dall’altra, ha soggiunto: “Son venuto per servire” (cfr. Mt. 20, 28) ed ha lavato i piedi ai suoi Apostoli. Vanno dunque insieme potere e servizio. Qualcosa di simile va detto degli Apostoli, dei Vescovi, dei Sacerdoti.
    “Praesumus - diceva Sant’Agostino - si prosumus”; noi Pastori presiediamo, se serviamo; è giusta la nostra presidenza se si risolve in servizio o si svolge a scopo, con spirito e stile di servizio». Papa Luciani proseguiva mettendo in rilievo che questo servizio verrebbe a mancare se il Pastore non volesse esercitare i poteri ricevuti ed allora - come dice Sant’Agostino - diverrebbe simile ad “uno spaventapasseri messo nei vigneti perché gli uccelli non becchino le uve”. Giovanni Paolo I indicava poi un’altra componente della disciplina sacerdotale, cioè l’amore del proprio posto, anche quando le cose non vanno bene e quando pare di non sentirsi compresi e incoraggiati, tenendo presente l’insegnamento ascetico: non guardare a chi obbedisci ma per chi obbedisci, ossia per il Signore, per la Chiesa.
    Il Papa concludeva il suo discorso al Clero Romano ricordando una riflessione di San Francesco di Salea, secondo cui non c’è nessuna vocazione che non abbia le sue noie, le sue amarezze, i suoi disgusti e, se non soccorre un grande amore alla volontà di Dio, si è sempre tentati di voler cambiare la propria condizione con quella degli altri. Giova, infine, riportare le ultime parole del discorso di Papa Luciani, dalle quali traspare il suo grande amore, che da ora, formano il suo Presbiterio Romano: «Ho parlato dimesso e ve ne chiedo scusa. Posso tuttavia assicurarvi che da quando sono diventato vostro Vescovo vi amo molto. Ed è con il cuore pieno d’amore che vi imparto la Benedizione Apostolica».
    Auspichiamo e preghiamo Cristo Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote, perché, intercedendo la Regina degli Apostoli, Maria SS.ma, il Santo Curato d’Ars e il Servo di Dio Giovanni Paolo I, ogni Sacerdote, in piena comunione con il suo Vescovo e i propri confratelli, adempia con fedeltà e generosità di mente e di cuore ai doveri del proprio ministero, ricercando in tutto la gloria di Dio, la diffusione della sua Parola, la santificazione delle anime per mezzo dei Sacramenti e procurare la loro salvezza eterna nel cielo, così da essere degno “Ministro della carità di Cristo” in mezzo ai fratelli.

Antonio Bartoloni



Nel ricordo dei due Giovanni Paolo

26 agosto 2009 canale d'agordo   La parrocchia di Canale d’Agordo, paese natale di papa Giovanni Paolo I, lo scorso 26 agosto, giorno anniversario dell’elezione di Papa Luciani, ha ricordato il 30° anniversario della visita di Giovanni Paolo Il al paese del suo predecessore.
    Era il 26 agosto del 1979 quando il giovane papa, in uno dei suoi primi viaggi in Italia, è salito a Canale per ricordare con affetto, come testimoniano le sue parole nei vari interventi di quella giornata, il predecessore e per manifestare il proprio impegno a continuarne l’opera. Dopo la Messa in piazza a Canale, sotto una pioggia dirotta, papa Wojtyla sale in cima alla Marmolada per benedire la Statua della Regina delle Dolomiti, per poi scendere nel pomeriggio a Belluno per la visita al Seminario Gregoriano e la Messa solenne allo stadio cittadino.
   In occasione di questo anniversario il comune di Canale ha avviato le procedure per il gemellaggio con la città di Wadowice, paese natale di Giovanni Paolo II, considerate le profonde affinità che legano i due pontefici: le origini in ambienti semplici e di fede autentica, lo stile pastorale vicino alla gente, la spiritualità tradizionale ereditata dalle proprie parrocchie, un autentico amore alla Chiesa. Il vescovo Andrich a Canale d'agordo 26 agosto 2009
   Nello scorso mese di giugno il sindaco, il parroco ed una rappresentanza del Comune e della parrocchia di Canale sono stati ospiti della città di Wadowice, nei giorni che ricordavano i trenta anni dalla prima visita di papa Woityla al suo paese natale dopo essere salito al pontificato.
    La partecipazione alle celebrazioni, i momenti culturali e di preghiera hanno consentito alla delegazione italiana di conoscere ed apprezzare lo stile di vita dei polacchi, la loro fede e cultura, il loro amore per la Chiesa e, non da ultimo, l’affetto sincero per Giovanni Paolo I, forse non molto conosciuto, ma ricordato da tutti per la sua semplicità e bontà.
   Un affetto che è stato più volte manifestato da tanti segni sia da parte delle autorità civili e religiose che da parte della popolazione, la quale ha accolto con gioia l’annuncio del gemellaggio. Invitata dal Comune e dalla parrocchia, la delegazione di Wadowice ha raggiunto Canale d’Agordo alcuni giorni prima dell’anniversario dell’elezione di Papa Luciani, il 26 agosto scorso. Dopo il ricevimento in comune il sindaco di Wadowice, signora Ewa Filipiak, e i suoi amministratori hanno partecipato ad alcuni momenti di preghiera come la Via Crucis serale sul percorso dedicato a papa Luciani, la Messa festiva con la comunità, per giungere alla sera di martedì 25 agosto quando, nella chiesa di Canale, si è svolta la serata di spiritualità dedicata ai due pontefici.
    In una chiesa gremita si è esibita la Schola Cantorum di Pieve di Livinallongo, proponendo il meglio del suo repertorio liturgico, mentre, tra ogni canto, venivano letti brani dagli scritti di papa Luciani e di papa Wojtyla, mentre sullo sfondo passavano in dissolvenza le più belle immagini dei due pontefici, creando un clima spirituale particolarmente commovente. La serata si è conclusa con la testimonianza straordinaria di Giuseppe Denora, di Altamura di Puglia, la cui guarigione da un tumore è attribuita all’intercessione di papa Luciani, guarigione ora al vaglio della Congregazione dei Santi in Vaticano.
    La semplicità e sobrietà del racconto, la testimonianza affettuosa del signor Giuseppe hanno fatto percepire ai presenti la credibilità di quanto narrato, insieme alla gioia di constatare quanto il nostro Papa sappia farsi vicino a chi è nella sofferenza. Mercoledì 26 agosto: la giornata si presenta in tutta la sua bellezza di colori e di festa. Al mattino la Messa sulla Marmolada presieduta dal nostro Vescovo alla presenza della delegazione polacca, e nel pomeriggio, sulla piazza di Canale magnificamente preparata, la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo diocesano mons. Giuseppe Andrich, concelebrata da mons. Iakub Gil parroco di Wadowice e da una cinquantina di sacerdoti. In papa Luciani - humilitas 9 prima fila i sindaci di Canale e di Wadowice, tante autorità regionali, provinciali e locali, insieme a circa 800 persone. La Messa, animata dalla Schola Cantorum “Giovanni Paolo I”, e svoltasi per alcune parti in polacco, è stata celebrata in onore della Beata Vergine Maria, nella festa liturgica della Madonna di Czestochowa, Regina della Polonia, nella cui festa è stato eletto Albino Luciani; accanto all’altare era posta una grande Icona della Madonna Nera, donata alcuni anni fa, tramite il cardinale Marco Cè, alla chiesa di Canale dai Padri Paolini custodi del santuario polacco.
    La celebrazione si è conclusa con gli interventi dei sindaci di Canale e Wadowice che hanno presentato il progetto del gemellaggio. Il giorno successivo la delegazione di Wadowice ha visitato il Cadore, accolta a Lorenzago dal sindaco e dal parroco che hanno presentano il paese, la casa dei sei soggiorni di Giovanni Paolo II e il museo con i suoi ricordi.
    A Pieve di Cadore, guidati dall’Arcidiacono mons. Renzo Marinello hanno visitato la chiesa arcidiaconale e il palazzo della Magnifica Comunità. Al termine del soggiorno la delegazione polacca ha espresso il proprio compiacimento nel constatare quanto la figura di papa Luciani sia amata e venerata, insieme a quella di Giovanni Paolo II, come hanno testimoniato la partecipazione e lo svolgimento delle varie celebrazioni.

don Mariano Baldovin

Celebrata a Canale la “nascita al Cielo”
di Giovanni Paolo I

Giovanni Paolo II prega con i familiari di Albino Luciani davanti alla tomba di papa Giovanni Paolo IDopo le solenni celebrazioni per il 31o anniversario dell’elezione di papa Luciani e il trentesimo della visita a Canale di papa Wojtyla il 26 agosto scorso, la comunità di Canale d’Agordo si è nuovamente riunita per celebrare l’anniversario della morte di Giovanni Paolo I, lunedì 28 settembre.
      Mentre una delegazione delle diocesi di Belluno - Feltre, guidata dal vescovo Andrich celebrava l’eucaristia nella Basilica di San Pietro e pregava accanto alla tomba di papa Luciani, nel suo paese i fedeli, giunti anche dalle parrocchie vicine, hanno partecipato all’Eucaristia presieduta da Mons. Giorgio Lise, direttore del Centro di spiritualità e cultura intitolato a Papa Luciani.
    Mons. Lise, che è ora il nuovo Arcidiacono di Agordo, è stato per alcuni anni Vice Postulatore della causa di beatificazione di Albino Luciani, ed in questa veste ha potuto avvicinarsi da un luogo privilegiato alla grandezza ed alla santità del Servo di Dio.
    Durante la celebrazione eucaristica, di preghiera per i sacerdoti - siamo nell’Anno Sacerdotale voluto da papa Benedetto - il celebrante si è soffermato sull’invito che papa Luciani rivolgeva a tutti di saper ritagliarsi tempi e spazi per un quotidiano incontro con Dio, anche tra il frastuono della vita moderna.
    La celebrazione eucaristica si è conclusa davanti alla statua del Papa con la preghiera composta dal Vescovo diocesano.

 

L’ANGOLO DEL PELLEGRINO
Le preghiere più belle scritte dai pellegrini in
visita alla chiesa di papa Luciani di Canale d’Agordo

dal 18 maggio 2009 al 04 ottobre 2009 (regg. n. 47-54)
a cura di Loris Serafini

    

Durante tutta l’estate oltre diecimila persone hanno visitato il Paese natale di Albino Luciani e in particolare la sua chiesa battesimale, divenuta dal 1978 il santuario della sua memoria e della sua presenza. Oltre che da tutta l’Italia, i pellegrini che hanno raggiunto Canale in questi quasi cinque mesi provengono da Stati Uniti, Germania, Polonia, Bielorussia, Brasile, Ecuador, Svizzera, Francia, Polonia, Cina.

DAI PAESI DI TUTTO IL MONDO:

03.06.2009. «Lieber Papa Luciani, die ganze Welt hatte große Hoffnungen in Dich. Begleite und führe unsere Kirche auf den rechten Weg. Wir danken Dir für deinen steten Beistand. Nimm auch unsere Familien mit Kindern und Enkeln unter deinen Schutz. M. B.»

17.06.2009. «Caro Papa, olhai sempre pela uniad da minha Familia, e abençodi todos os nossos descendentes. Brasil Santa Catarina, Jaraguà do Sul. A. A. Lunelli».

01.07.2009. «Ringraziamo a Dio per la vita di Papa Luciani e desideriamo la sua intercessione per tutti i sacerdoti e le famiglie. Grazie alle famiglie che ci hanno portato. Virgilio e Luigino e sua moglie, figlio e nipoti. P. Telmo Giron (Ecuador)».

05.07.2009. «Carissimo Papa Luciani! Mi manchi tanto per la Chiesa Katholica. Un caro saluto da la Svizzera da Zurigo da Sonja e Peter. Amen».

08.07.2009. «Béne ma famille». 21.07.2009. «In Erinnerung an unseren Papst, besuche ich diesen Ort des Friedens. Bete für uns. Trudy und Giorgio». 30.07.2009. «Gracias Su Santidad por Recivir ne Ruega a Dios... G. Gnech».

DALL’ITALIA:

LE FRASI PIÙ BELLE

02.09.2009. «Ti chiedo un’intercessione perché Dio illumini la mia volontà e faccia una scelta di vita nell’Amore di Dio. D. M.».

05.06.2009. «Caro Papa Luciani, da stamane vi siete riuniti tutti accanto all’Onnipotente e sicuramente guarderete questo piccolo paese che fu anche vostro. D. F.».

11.07.2009. «Tu sei il mio navigatore satellitare, guidami! S. Cambi».

17.07.2009. «Questa chiesa con la tua presenza, papa Luciani, è un grandissimo luogo di serenità e pace. Grazie».

19.07.2009. «Carissimo Papa Luciani, fai tanti auguri alla mia amatissima nonna che è salita in cielo 3 anni fa ... Oggi sarebbe stato il suo compleanno!! Ti ringrazio di cuore. Nadia».

01.08.2009. «Siamo sempre i soliti affezionati che ti chiedono di proteggerci e di darci la salute per andare avanti. Hai ragione su tutto ciò che volevi per la Chiesa e per i poveri, ma non ti è stato concesso. Sei unico. Famiglia Menato».

02.08.2009. «Ogni anno tornare qui da dove è partito il tuo cammino di fede è come rigenerarsi e trovare la forza per affrontare le difficoltà di ogni giorno; per me è diventato indispensabile. Ti voglio sempre più bene, don Albino. Con tanto affetto. Susy R. F.».

RICHIESTA DI GRAZIE

19.06.2009. «Caro Papa Luciani, ringrazio te e tutti i santi per le grazie che fai accadere tutti i giorni nella mia vita. Ti prego per la mia piena conversione, per donarmi una sposa che mi accompagni nella strada al suo destino e per tutti i miei cari. P. R.».

24.06.2009. «Caro Papa, desidero tanto non fare l’intervento per favore. C. Ambra, 9 anni».

02.07.2009. «Caro Papa Luciani, ti chiedo protezione e gioia durante la mia gravidanza e durante il cammino della mia vita con mio marito e i miei figli; per oggi ti chiedo di proteggermi e che vada tutto bene e che il mio bimbo o bimba che sia stia bene e che sia cresciuto e che il suo cuore da oggi batta e per sempre proteggi tutti nel mondo e la mia famiglia. Grazie mille. Un bacio. Samantha».

13.07.2009. «Torno a Canale dopo due anni d’assenza, dovuta alla malattia di mio figlio Dimitri di 3 anni. Consolami e consolaci da questo triste e angosciante episodio che avrà termine non si sa. Fai tu. Io aspetto. Mamma Olga.Grazie. Consola anche Tosca, Elsa e Gabriele ».

10.08.2009. «Vorrei avere un altro figlio o un’altra figlia e benedici la mia casa. Grazie».

13.09.2009. «Caro papa Luciani, ti chiedo la grazia di riconciliarmi con Ornella. Faccio voto di ritornare qui da te per ringraziarti della grazia ricevuta. Ti prego, ascolta la mia supplica e concedimi la grazia di ritornare con Ornella in concordia, pace e bene. Federica».

27.09.2009. «Veglia su di noi, portaci la pace, donaci la speranza, regalaci l’amore, insegnaci ad essere forti. Uniscici per sempre. Valentina e Andrea, 27 settembre 2009».

03.10.3009. «Caro Papa Luciani, mia mamma è molto triste e si sente sola da quando non c’è più sua mamma. Anche a me manca la nonna e mi viene da piangere solo il pensarci. Ti chiedo un sogno. Vorrei che mia mamma sognasse la nonna e non si senta più sola. Grazie. Cristina».

GRAZIE RICEVUTE

20.07.2009. «Grazie papa Luciani per la grazia ricevuta 2 anni fa. Grazie ancora e prega per noi. G». 02.08.2009. «Sono Susanna, un anno fa ti ho chiesto di farmi diventare mamma; dopo un anno sono qua per ringraziarti, perché sono mamma. Susanna da Venezia».

03.08.2009. «Ti ringrazio della grazia ricevuta per me e i miei cari. Angela».

04.08.2009. «Grazie per quello che hai già fatto per la mia famiglia, non dimenticarti di noi perché ne abbiamo sempre bisogno. E. Smaniotto».

19.08.2009. «Caro Papa, sono finalmente giunta qui, nel tuo paese natale, per ringraziarti dell’aiuto che hai dato a mio marito; un anno fa aveva una grave infezione post-operatoria; le cose, anziché migliorare, peggioravano ... Allora mi sono rivolta a te (era il 26 agosto 2008) e da quel giorno, proprio da quel giorno, le cose hanno cominciato a cambiare. In poco tempo è guarito. Ho fatto un voto e l’ho mantenuto, e sono qui a dirti grazie, a pregarti di aiutare ancora me, la mia famiglia. Un bacio. M. Rosa e Ivan - Villorba - TV».

21.08.2009. «Caro Papa, ti ringrazio perché ci hai protetto e amato da sempre. Un grazie speciale perché ci sei sempre stato nel momento del bisogno. By Emy».

25.08.2009. «Un anno fa qui ho incontrato la tua protezione per mio marito. Non a caso penso sia stato chiamato in ospedale per il trapianto il 28.09.2008. Ti chiedo, oh papa Luciani, di continuare a proteggerlo e se puoi donargli la grazia della guarigione. Maura e Marco».

27.08.2009. «Grazie papa Luciani per aver intercesso per Pietro. Ti prego, non cessare di farlo ancora finché la sua anima non sia guarita. GBG».

09.09.2009. «Grazie di tutto. Io e la mia famiglia, il mondo intero è nelle mani del nostro Signore. Tu, papa Luciani, mi hai salvato da un brutto incidente. Patrizia».


L’attività culturale
al Centro Papa Luciani nei mesi
di settembre e ottobre

  

L’intervento di Carlo Giorgio e di p. Pierbattista Pizzaballa.La nuova rassegna degli incontri culturali 2009-2010 è iniziata con una grande serata venerdì 4 settembre: un migliaio di persone hanno partecipato nell’anfiteatro del Centro Papa Luciani all’incontro con l’artista Al Bano Carrisi e mons. Charles Vella, assistente spirituale dell’Istituto San Raffaele di Milano. È stata l’occasione per presentare il libro “Con la musica nel cuore” (ed. Mondadori). “Racconto le pagine della felicità e anche quelle della profonda tristezza, sapendo che non sono affogato né nell’una né nell’altra” ha detto Al Bano.
    Una grande storia italiana che si muove fra amori da favola e dolori da incubo, fra il cielo della religione e la terra dei campi, fra i giorni da cameriere nei ristoranti e quelli da star al cospetto dei potenti del mondo. La sfida infinita di un uomo con un animo limpido e potente come la sua voce. E l’incontro si è trasformato subito in un gradito appuntamento con la musica, la straordinaria voce di Al Bano, accompagnato al pianoforte dal maestro Alterisio Paoletti e dalle coriste Alessandra Puglisi e Luana Heredia. Parole in musica che diventano sfoghi, appelli entusiasti o disperati al mondo, e poi sogni che diventano favole, passioni che diventano inni.
    Una parte dell’incontro è stato dedicato al rapporto con la fede e un applauso scrosciante si è avuto quando l’artista pugliese ha ricordato il legame speciale tra Papa Luciani e Giovanni Paolo II. Ottima anche l’organizzazione per l’accesso ai parcheggi e per garantire una viabilità scorrevole fornita dai Carabinieri e da una quindicina di uomini della protezione civile di Santa Giustina. Presenti anche i volontari dell’associazione “Vola” per l’assistenza sanitaria. “Identità dissolta. Il cristianesimo, lingua madre dell’Europa” (ed. Mondadori) è il titolo del libro che l’arcivescovo S.E. mons. Rino Fisichella ha presentato al pubblico bellunese venerdì 2 ottobre.
    Mons. Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, presidente della Al Bano Carrisi e mons. Charles Vellapontificia accademia per la vita e cappellano della Camera dei Deputati, ha parlato soprattutto della crisi di identità che caratterizza la nostra società, individuando nella tradizione cristiana i tratti essenziali dell’autentica identità europea, il cui comune riconoscimento è la condizione indispensabile per un’effettiva unità civile, politica e istituzionale. “L’Europa è nata in pellegrinaggio e la sua lingua madre è il cristianesimo, se guardiamo la storia vediamo realmente che l’Europa è nata perché ci sono stati dei luoghi sacri”.
    Senza responsabilità sociale l’uomo morirà per asfissia, ha ricordato l’alto prelato, “dobbiamo quindi portare il nostro contributo nella società civile perché la Chiesa è esperta in umanità”. Ha inoltre richiamato alla responsabilità la scienza e auspicato più attenzione al tema dell’educazione e della formazione delle nuove generazioni. Giovedì 15 ottobre c’era grande attesa per l’arrivo di padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, che assieme al giornalista Carlo Giorgi, ha presentato, in anteprima nazionale, il libro “Messaggero di riconciliazione. Lo storico viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa”. I due relatori hanno raccontato le fasi di preparazione e lo svolgimento del viaggio del Papa: alla freddezza iniziale poco alla volta è subentrata la passione soprattutto tra le chiese ortodosse.
    La serata ha fornito molti spunti di riflessione. I frutti non saranno immediati ma il Pontefice nei suoi discorsi e gesti è stato molto chiaro: “sono venuto tra voi come pellegrino, non per giudicare”. Nei giorni trascorsi in Giordania, Israele e Territori Palestinesi, Papa Ratzinger è stato infatti uomo della diplomazia tra i governanti, pellegrino tra i pellegrini, pastore rassicurante tra i cristiani di Terra Santa, uomo del dialogo, che indica la via della possibile convivenza tra cristiani, ebrei e musulmani. Desidero infine ringraziare gli enti pubblici e gli sponsor privati che hanno sostenuto queste manifestazioni, soprattutto in tempi di crisi economica e tagli alla cultura che non avrebbero certo permesso di riprendere l’organizzazione e dare nuovo impulso a questa attività.

Michelangelo De Donà

 


Santità a portata di mano


   Chi potrà mai misurare il suo disagio, quel giorno a Venezia. Ne fece cenno commosso nell’indimenticabile piccolo discorso all’indomani della sua elezione al Pontiflcato, a mezzogiorno di quello storico 27 agosto di trentun anni fa. “Papa Paolo sulle passerelle di S. Marco prese la stola e me la mise sulle spalle. Sono diventato tutto rosso.
    Non son mai diventato così rosso”. È pensabile che, Giovanni Paolo I, vedendo gli avvenimenti nella luce di Dio, divenga ancora “tutto rosso” all’osservare come vada avanti la causa per la sua beatificazione. La quale è lenta, come è uso e come è giusto, ma è già conclusa nell’umile sentire della gente. Scrive di lui, anzi direttamente a lui, una dei suoi primi biografi, Regina Kummer: “Anche se vi fosse stato concesso un pontificato più lungo non avreste potuto raggiungere più a fondo il cuore degli uomini”.
    E continua la Kummer ricordando una preghiera che gli era molto cara “Prendimi con i miei difetti e fammi diventare come tu mi desideri”. Non è forse questo - commenta la scrittrice - un atteggiamento meraviglioso? (Luciani, la polvere del Signore, pag. 88). Già, potremmo dire che la santità è tutta qui. Il santo ha consapevolezza di non essere perfetto; ha anzi una sensibilità particolare nei confronti della propria fragilità e si affida continuamente alla paternità del Signore, passando - come ebbe a dire Paolo VI - “dalla miseria alla misericordia” con la certezza che mentre la miseria è sempre limitata, è senza limiti la misericordia del Padre. “L’Angelismo - diceva da vescovo Luciani - è un errore, non una virtù, perché il Signore ci creò anima e corpo e sa che dobbiamo far i conti con esso. Bisogna non spaventarci delle nostre passioni, come non ci spaventiamo dei cani che abbaiano”.
    Una indicazione fondamentale per il cammino di santità che si apre ad ogni cristiano a partire del proprio Battesimo cioè dalla vittoria sul peccato e dall’affidamento filiale al Signore. Il futuro Papa confidava con semplicità: “Cento volte ho fatto i funerali della mia superbia illudendomi di averla sepolta due metri sotto terra e cento volte l’ho vista ritornare su più vispa di prima”. No dunque all’angelismo, sì all’amore. “Se vogliamo andare a Dio - diceva - bisogna amare il prossimo come noi stessi, amare come Gesù ci amò, come Dio ci ama. Dobbiamo lasciar posto a Dio nella nostra vita e questo è possibile solo con la custodia del cuore. L’amore è la pedana di lancio verso le più alte mete di santità”. E - aggiungeva insistendo - è necessario confidare in Dio soprattutto quando abbiamo peccato per poterci riprendere subito, infatti Dio ci ama, non nonostante, ma proprio per le nostre debolezze... e non avviliamoci mai! Io ho sempre pregato così: “Signore prendimi come sono e cambiami come tu mi desideri e come anch’io desidero. Tienimi la mano sulla testa ed aiutami a tenere la testa sotto la tua mano”.
   Molti stanno già pregando papa Luciani come si prega un santo. Auspichiamo che molti guardino a lui come modello di una santità a portata di mano, tanto possibile e doverosa quanto capace di far ricca e gioiosa la vita. È per questo che auguriamo alla Causa di Beatificazione un cammino celere ed un approdo sicuro.

Mario Carlin

 

Tempo di cambi...

il gruppo del Centro Papa LucianiL’album di fotografie del Centro Papa Luciani si arricchisce sempre più. Stiamo inserendo in questo tempo i saluti di chi è partito e aggiungendo le foto nuove di chi è arrivato. La comunità delle suore ha salutato sr Alessia, che circa un anno fa ha lasciato il Centro per prestare il suo servizio a Castelletto di Brenzone (Vr) presso una scuola media e il Centro di Spiritualità “Garda Family House”.
     In autunno è arrivata sr Valentina, originaria dell’Albania, che con gioia ed entusiasmo sta dando il suo contributo nell’animazione dei gruppi giovanili che arrivano al Centro.
    Le suore perciò al momento sono quattro: sr Innocenza (la Superiora), sr Pia Nazarena, sr Manuela e sr Valentina. Il Centro ha salutato anche don Robert Soccal che per tanti anni ha prestato qui il suo servizio soprattutto con i giovani. Ora è in una missione del Niger assieme ad un altro sacerdote. Dalle prime mail che don Robert ci ha mandato leggiamo: «In Niger esiste un popolo nomade o seminomade: i Peul.
    Un loro proverbio dice che quando le tende si allontanano (in cerca di nuovi pascoli), i cuori si stringono. Sento il mio cuore stretto a tutti voi. Un altro proverbio africano dice: io non sono io, ma coloro che mi hanno cresciuto. Anche questa verità la sento quanto mai vera. E a volte a crescermi sono state persone più giovani di me» (12 agosto 2009). A ottobre di quest’anno anche mons. Giorgio Lise, Direttore del Centro, ci ha salutati per iniziare il suo servizio nell’Arcidiaconato di Agordo. A lui va il nostro grazie per il servizio qui svolto e per la dedizione a Papa Luciani come Vice Postulatore della Causa di Beatificazione. Nell’ultima Omelia, durante la S. Messa celebrata con il gruppo del volontariato che opera al Centro, don Giorgio ha detto: «L’obbedienza non è mai facile... Mi sono fidato del Signore e da quando ho detto il mio Sì al Vescovo sono nella serenità e nella pace perché è il Signore che chiede la mia disponibilità».
    Al nuovo Direttore, don Francesco De Luca, che è già arrivato al Centro va il nostro benvenuto! A chi è partito esprimiamo grande riconoscenza e il nostro sostegno per i nuovi servizi che sono chiamati a svolgere. Accogliamo con gioia chi è arrivato e insieme proseguiamo il cammino perché tutto sia sempre a Gloria di Dio e in memoria di Papa Luciani.

 

Esperienza ricca ed arricchente

mons. giorgio Lise   Sono passati sette anni da quando il vescovo mons. Vincenzo Savio mi chie- se di lasciare la parrocchia di Cavarzano per assumere la direzione del Centro Papa Luciani.
    Devo dire che, dopo qualche timore, ho accettato volentieri anche perché quel Centro lo avevo visto nascere, essendo in quegli anni Segretario del Vescovo mons. Ducoli. Devo dire che quella che è terminata in questi giorni, è stata per me un’esperienza ricca e arricchente: il Centro Papa Luciani è infatti via via cresciuto in questi anni nelle proposte ma anche soprattutto nell’accoglienza di tante persone, gruppi, famiglie, giovani... L’Oasi “Bethlehem, Mons. Maffeo Ducoli” si sta rivelando veramente un altro “polmone” che fa respirare l’aria fresca portata dai ragazzi e giovani che qui si ritrovano in autogestione per campiscuola estivi e invernali o per semplici fine settimana. Ma quello che mi ha impegnato maggiormente almeno per quattro di questi sette anni è stata la Causa di canonizzazione di papa Luciani di cui il Centro è stato il promotore ed è quindi diventato punto di riferimento per ogni notizia, testimonianza, richiesta dei devoti e luogo di raccolta della documentazione relativa alla persona di Giovanni Paolo I.
     E questa esperienza è stata per me un dono prezioso: avvicinare e approfondire la figura di Albino Luciani mi ha offerto tanti spunti di riflessione per la mia vita interiore. Ora mi è stato chiesto di offrire il mio servizio di Pastore nella parrocchia-arcidiaconato di Agordo, dove Albino Luciani fu vicario cooperatore di mons.
   Luigi Cappello: mi piace pensare che Luciani mi abbia chiamato, in un certo senso, a seguire ancora le sue orme e a tenerne viva la memoria nella sua amata terra agordina. Ringrazio il Signore per avermi accompagnato in questo cammino e chiedo la preghiera di tutti - in particolare delle “mie” suore con le quali ho collaborato - affinché possa essere sempre un pastore “secondo il cuore di Dio”.

Don Giorgio

 

 

Il Papa del sorriso

la copertina del libro   Viviamo un tempo smemorato, in una sorta di eterno presente che ricomincia ogni giorno il suo racconto. E ci dà l’illusione di poterlo fermare, il tempo. Congelare. Smontare e rimontare a piacimento. Mentre invece rotoliamo incolpevoli verso un futuro che forse si disfa anziché farsi, si consuma anziché costruirsi.
    Viviamo un tempo in cui le parole, e le immagini, cambiano ogni giorno senso e significato. E si legano come composti instabili alla contingenza di un istante. Galleggiando sospese sulla realtà. Eppure è ancora possibile riannodare fili spezzati, riprendere il filo di un racconto, restituire alla memoria la profondità perduta, e riscattarla da una piattezza grigia. Ma solo la prospettiva storica ci consente di allargare lo sguardo e di sottrarci all’oblio che considera tutte le notizie istantanee, transitorie, e guarda alla cronaca come a un accumularsi di fatti senza senso.
   Questo è il lavoro che a Luigi Bizzarri, come il capo di una piccola impresa artigiana (il Nucleo del Progetto Storia di Rai Tre), artigiano lui stesso, recuperando, con le immagini e le parole, gli archivi e le testimonianze, in una tela di acconti sul filo della memoria, del ricordo, dell’emozione. Questo è il modo in cui Rai Tre ceca di fare una televisione diversa.
   Una televisione che non contempla il proprio ombelico, ma narra la realtà e allo stesso tempo si nutre di essa. Che ricerca e coltiva una memoria condivisa degli avvenimenti che hanno caratterizzato il cosiddetto “secolo breve”, e offre materiali, e strumenti, per l’interpretazione dell’oggi. Questa è la piccola storia di questo libro.
    Che ha permesso a Bizzarri di riscrivere, e a noi di rileggere, dopo averla vista in una prima serata tv, la storia di Albino Luciani, parroco diventato Papa, e di 33 giorni di pontificato che hanno contribuito a cambiare la storia della Chiesa. Questa è anche la dimostrazione che un’altra televisione è possibile.

Paolo Ruffini
Direttore di Rai Tre